NON SOLTANTO LA MIA INFANZIA E LA MIA PUERIZIA MA TUTTE LE ETA' VIVONO IN OGNI PIETRA,IN OGNI MATTONE,IN OGNI FIL D'ERBA,IN OGNI AGO DI PINO DELLA MIA CITTA' NATALE E FETALE. PESCARA. GABRIELE D'ANNUNZIO

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E'tante'bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè,ch'avesse messe a sù gran forn tè la terre lavurate da lu 'bbove,la terre grasse e lustre che se coce,chiù tonne de na provela,a su foche gientile,e che duvente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce...

Benedette D'Amiche e a SanCiattè!ODdie,quante m'atteche lu parrozze...

 

GABRIELE D'ANNUNZIO


  

 Da 'Era Pescara' della Sovrintendenza Archivistica per l'Abruzzo.

 

La festa di San Cetteo

 

 

''San Ciatte' '' si diceva che era un marinaio e che si era salvato da un fortunale riparandosi dentro al porto di Pescara e con lui c'erano pure i fratelli Sant'Andrea e San Giustino.Rimase a Pescara perche' si trovava bene,comincio' a studiare da prete,diventò vescovo e fece del bene a tutti quanti.  L'hanno fatto santo perche' dopo che l'hanno annegato con una pietra al collo,  nel mare si vedeva una luce ed era lui,con una grande schiera di anime che pregavano camminando nell'acqua.''

In realta' le fonti ecclesiastiche raccontano che Cetteo vescovo di Amiterno nel VII secolo fu martirizzato dai feudatari longobardi che poi lo gettarono nel fiume Aterno con una pietra al collo, la corrente ne trasporto' il corpo senza vita fino alla foce dove gli abitanti locali lo raccolsero adottandolo come protettore del borgo alla destra del fiume.

La festa di''San Ciatte''si faceva dopo ferragosto e durava il sabato la domenica e il lunedi'.Era una festa addirittura colossale,ci si teneva veramente assai.Venivano chiamate tutte le bande migliori:da Pianella da Chieti,da Lanciano,da Teramo e si sfidavano a suonare i pezzi d'opera piu' belli.

La mattina della domenica,dopo la messa ,usciva la statua e le reliquie per la processione,davanti la banda e i preti, dietro tutto il popolo. attraversava tutto il centro arrivando fino alla marina.Poi quando arrivava al ponte di ferro delle barche affilate lungo il fiume si sparava la batteria dei mortaretti.Era mezzogiorno.

Il pomeriggio si facevano tante cose.C'erano  le sfide:la Cuccagna, la sfida di nuoto,la corsa dei battelli a remi e se le spartivano quelli delle due marine.Il palo della Cuccagna veniva montato di traverso sul fiume fissato ad un barcone,cosi' chi scivolava cadeva in mezzo all'acqua. Per la festa di San Cetteo veniva messo dalla parte sud e per Sant'Andrea dalla parte nord.Il palo era tutto ''nzevato''con grasso e sapone;chi riusciva ad arrivare fino alla cima si prendeva il premio.

Lungo il corso del fiume,all'imbrunire,venivano messi a galleggiare migliaia e migliaia di lumini che arrivavano fino al mare aperto,ed il fiume era illuminato per ore e ore.I lumini venivano messi nel fiume da un barcone all'altezza di Sambuceto ed erano fatti con uno stoppino infilato in un pezzo di sughero avvolto da carta colorata.

Le giostre piccole e le bancarelle di lupini e''nocelle'' si mettevano a Piazza del Panificio,invece le giostre grandi  si mettevano a Rampigna e c'erano''le onde del mare'',''calcinculo''e''tre palle una lira''.Ai cavallucci ci andavano solo''li bardisc''.Qualche volta venivano anche i grandi circhi come il Barnum.

Dal balcone del Teatro Michetti si tiravano i numeri della tombola,e la gente riempiva tutte le strade attorno.Un facchino che chiamavano''Lindore''tirava i numeri,teneva un vocione che lo sentivano tutti ma era analfabeta.

In ultimo c'era lo sparo di mezanotte.Era una cosa impressionante, ci venivano apposta i forestieri.Gli sparatori facevano la sfida a chi faceva quello piu' bello.Ogni sera ce n'era uno, ma quello della domenica era il piu' spettacolare, sparavano per un ora. Gli sparatori erano Baiocchi che era il piu' vecchio,poi D'Addario,''Garibadi'',Solini e Contento.

La festa della Madonna

A Pescara c'e' sempre stata una grande devozione alla Madonna dei Sette Dolori.Quando hanno costruito il Santuario, alll'inizio del 900 nella zona era tutto deserto, non c'erano case.Dicono che fu trovato un riratto della madonna in un macchione di spine;qualcuno lo porto' a Colle Scorrano ma poi decisero di fare il Santuario nel luogo dove e' oggi.

La festa cadeva  la prima domenica di giugno e durava quattro giorni.Il venerdi' veniva disposta la Madonna,i pellegrini arrivavano dalla mattina di sabato fino al martedi'. Le compagnie che venivano da fuori ,da tutta la provincia di Pescara e Chieti arrivavano cantando con le torce accese all'alba della domenica e restavano a dormire in chiesa.L sera del sabato c'era anche la fiera e i contadini portavano la roba della loro campagna per venderla.

La chiesa era piena tutti e quattro i giorni,il sabato era degli zingari,la domenica era dei forestieri,il lunedi dei Pescaresi 'di sotto' e il martedi' era degli abitanti dei colli. Di lunedi' si ritrovavano tutti i Pescaresi, si tornava la sera dal lavoro e si andava alla festa a mangiare la porchetta.

 

Li Marinar
 
 Le Paranze

''La Pescara''separava le due marine nord e sud.Quelli 'di la' (marina nord) si chiamavano ''soraventane'' (abitanti di sopravvento) e quelli ''di qua'' erano chiamati ''palatine''(abitanti della Palata,antico stagno bonificato nella prima meta' dell'otttocento)

Dalla parte ''di qua'' c'erano di piu' gli artigiani ed il commerci, invece ''di la' ''erano tutti''marinar''e artigiani di barche,maestri carpentieri e costruttori di battelli e lancette.

Le paranze pescavano in coppia e allora gli si mettevano nomi appropriati come 'Giulietta e Romeo' e avevano delle vele grandissime.Soltanto dopo la seconda guerra mondiale si sono usate le barche a motore,mettendo sulle vecchie barche a vela i motori 'recuperati' dai mezzi americani lasciati a Pescara. Ogni coppia di paranze aveva sempre un simbolo disegnato sulla vela per farsi riconoscere.Qualche barca portava dei disegni davanti alla prua .

C'era''Nduniarill''il magaro che faceva gli amuleti sia per le barche che per le persone che glielo chiedevano.Toglieva gli spiriti alle barche e venivano a Pescara anche da San Benedetto per farsi togliere il malocchio.

Si usciva con le barche la mattina e si rientrava la sera, al massimo si stava fuori due giorni,ma lo facevano solo le barche piu' grosse.Nessuno andava per mare a Natale o pasqua, nella ricorrenza dei Santi Protettori e soprattutto la notte dei sati e dei morti.

I battelli servivano per la pesca piccola a corto raggio,con le nasse e con le reti sia quelle da''ndrecc''(d'altura)che quella che si chiamava  ''sciabbica''.Pure le ''paparazze'' si pescavano con le lancette a remi. si gettava l'ancora e,dopo essersi allontanati,mentre a prua si cercava di ritirare velocemente la cima con l'argano,un uomo da poppa calava ''lu ciucculare'' e lo teneva fermo ,piantato nella sabbia;cosi' raschiava il fondo e si riempiva.

''Li sciabbicut erano ragazzotti o anziani anche non 'marinar' che davano una mano a bordo per guadagnare qualcosa.

''A CHI S'IMBONN LA CELL JATTOC LA MUIJELL''(a chi si bagna l'uccello tocca il cefalo).Quasto detto si riferisce agli''sciabicotti'' che si sacrificavano piu' degli altri immergendosi nell'acqua e a questi toccava il pesce migliore al momento della spartizione.

''Li pisciarule''erano famosi perche' parlavano sempre con voce tonante,erano sempre allegri e avevano sempre voglia di scherzare.

Il pesce veniva sbarcato e portato al mercato di Via delle Caserme  con le ''coffe'' e ''li panir'' sopra a dei carretii con una stanga sola e c'era un uomo che faceva l'astatore fissando il prezzo di partenza all'ingrosso.

 

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