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L'ANGOLO DI EDDY

SPAZIO AUTOGESTITO

 

Venti di guerra. Spirano sui vasti deserti iracheni arrecando il gelo
della paura e il fetore dell´angoscia . S´incanalano nei pozzi di
petrolio alimentandone le fiamme. Spazzano le lande desolate del Medio
Oriente,dell´Asia e dell´Africa tutta. Soffiano pur senza la stessa
consistenza, anche attraverso i fili d´erba del manto verde dell´Adriatico.
Infiammano i vicoli e le strade della zona stadio. Alimentano l´eccitazione
per il big match della giornata.
Alle 13 di domenica, mentre il conflitto iracheno monopolizza
l´attenzione di milioni di persone in tutto il mondo,e la battaglia acceca  le
menti dei soldati scelti tra gli "alleati" e degli indomabili fedayn ,
altre attenzioni, le nostre attenzioni sono nella morsa della fede per i
colori biancazzurri. E come,mi domando, qualcuno può privarsi di tale
spettacolo. Come può non provare quello che io,noi, proviamo
settimanalmente? Quando ti ritrovi all´interno del catino dopo una serie di
costipate scale tra polvere e scritte sui muri, quando riemergi al sole, o
alla luce dei riflettori, la testa si solleva e il cuore si allarga in un
modo che ha del meraviglioso. Il senso dell´evento , con la folla
schierata in file oblique e il campo immensamente verde sotto di te, è
incomparabile. Ma c´è tempo. La giornata è tiepida, primaverile e
soleggiata. I tifosi cominciano ad arrivare e si accalcano nei bar e nelle
pizzerie.
L´Avellino guida inaspettatamente il campionato di serie C.  Partita
con giocatori discreti, ma non certo "mostri sacri" per la categoria,la
compagine irpina si è ritrovata a convivere con esigenze societarie ed
economiche, e con una piazza ansiosa di far ritorno tra i cadetti. Dopo
aver attraversato considerevoli periodi di crisi, la corsa dei lupi
campani è ripresa, e da qualche settimana a questa parte sembra
inarrestabile. Sulle ali dell´entusiasmo, e con la consapevolezza che non salire
in B quest´anno corrisponderebbe se non al fallire o allo scomparire
dal calcio professionistico, quasi, ebbene con queste prerogative il
popolo biancoverde si è mobilitato: li attendiamo in 4 mila.
A rincarare il fervore degli animi c´è la situazione tecnica della
nostra squadra: lacerato da infortuni a ripetizione, da giorni si
improvvisano recuperi lampo ai quali fanno seguito inevitabili ricadute
atletiche, smarrita l´identità di gioco acquisita nel mese scorso, il Pescara
arriva alla partita chiave dell´intero campionato con diversi punti di
domanda sulla testa; forma pessima di troppi giocatori, fiato e corsa al
minimo stagionale per altri ed evidenti limiti tattici dell´allenatore.
Ma fattori come questi non possono, non devo condizionare l´incontro.
L´imperativo categorico è vincere, come ribadito da molti componenti
della squadra, dal tecnico, da membri della società, e quanto mai
fortemente da noi tifosi. Il pubblico assetato di punti farà da cornice
all´evento: se non è una guerra questa...
Certo non una guerra sanguinosa e complessa come quella che impazza nel
Golfo, ma sicuramente affascinante. In questa ipotetica commedia
dell´arte, il popolo avellinese assume il ruolo dell´invasore, arrogante e 
sicuro di vincere. Così come gli iracheni, ma in scala palesemente
minore, noi pescaresi siamo da anni sotto le angherie di una dirigenza che
non ci ha risparmiato sofferenze evitabili. Non è esattamente come
subire una dittatura, ma il senso è quello: Scibilia e company hanno tolto
alla città il palcoscenico della cadetteria, ci hanno portato in giro
per campetti da oratorio come Sora e Teramo, hanno allontanato migliaia
di persone dall´affetto per la bandiera, servendosi di giocatori, o
truppe se vogliamo mantenere il parallelo bellico, mercenari. Le rivolte e
le contestazioni di piazza non sono bastate, con illusioni e parole
sono rimasti al vertice. Eppure il popolo biancazzurro non ha abbandonato
la causa. Si è stretto intorno alla bandiera, alle stesse truppe
mercenarie, ignorando chi sta al potere. Ma adesso è davvero troppo, le
ultime deludenti uscite hanno spazientito la piazza... contro "gli invasori"
campani ci si aspetta una prova di forza, ora più che mai è tempo di
lottare. Certo è che gli avellinesi,a differenza dei marines, non si
annunciano come liberatori, ma semplicemente invasori, che giungeranno sino
alle rive dell´Adriatico tentando di far razzia di punti preziosi, e
prendendosi gioco di noi avversari. O forse, anche gli irpini, così come
gli statunitensi in Iraq, potrebbero, anche riuscendo ad espugnare,
lasciare qui uno spiraglio di liberazione...a pensarci bene la
sollevazione popolare seguente ad un´altra prestazione barbina sarebbe ingente e
la posizione del condottiero Iaconi vacillerebbe seriamente.
Il televisore del bar proclama che soltanto mille fedayn, guerriglieri
arabi specializzati nel corpo a corpo stanno tenendo in scacco, alle
porte della città di Bassora, l´esercito più potente che il mondo abbia
mai conosciuto. Fuori dal locale alcuni tifosi, con le sciarpe fin sopra
il naso e gli occhi luccicanti si raggruppano per attendere al varco
l´aggressore. Il lungomare sud è teatro delle prime schermaglie: macchine
e pullman targati AV sono costretti ad accelerare bruscamente per
scampare a probabili sassaiole. Un bus transita a velocità supersonica. Il
fronte di Via Davalos è presidiato da centinaia di tifosi. Tra loro non
ci sono solo ragazzini in cerca di adrenalina, ma noto anche persone di
età avanzata. Un vecchio con il bastone per sorreggersi, fa il gesto
dell´ombrello ed intima di andarsene ad una macchina "ospite", mentre dal
basso dei loro 20 anni alcuni giovani la accerchiano. Un furgoncino con
sciarpa biancoverde è costretto a compiere una inversione a U degne dei
migliori film polizieschi, e passando anche sul marciapiede fa dietro
front. L´esaltazione popolare per scene che qualunque uomo medio in un
giorno normale ripudierebbe, è indicibile. Ma appunto questo non è un
giorno normale.
Delle bande segnaletiche dividono la curva in settori. Al momento
dell´ingresso delle squadre in campo l´intera Nord è in una morsa di colori,
di entusiasmo, di delirio. Palloncini bianchi e azzurri dalla forma
allungata vengono agitati con insistenza verso l´alto e fungono da cornice
ad una scritta composta con strisce di carta allineate srotolate nella
parte centrale: LOTTA, è scritto a caratteri cubitali, e qualche metro
più in giù, su di uno striscione è soggiunto CON RABBIA. Potrà mai
esistere una lotta senza la rabbia? Nelle forme di guerra e resistenza più
primitiva, le tribù antiche, trovando la propria cultura sottoposta ad
una pressione straniera ed indigena, tracciavano in termini figurativi
un cerchio magico attorno ai templi delle cerimonie più esclusive. Come
definiremo quella incantevole scenografia biancazzurra messa in atto
prima che le ostilità iniziassero, se non un cerchio magico, risposta ad
una pressione esterna...Guerra e magia, un binomio inequivocabilmente
legato agli istinti dell´uomo, e perché no? Al calcio. Magia. Ovvero un
qualcosa il cui ruolo sociale è più importante della sua efficacia, un
qualcosa che debba sottolineare l´importanza per il gruppo dell´evento
desiderato e protetto: minacciando società e tecnico ed incitando i
giocatori a segnare manifestiamo l´importanza fondamentale per tutti noi
che il Pescara esca vincitore, a prescindere se le nostre canzoni siano
ascoltate o meno. Non diciamo sempre "di cantare per noi stessi"? La
magia dovrebbe inoltre garantire un modo di ritualizzare
l´ottimismo.Ripetere insistentemente ciò che più si desidera: così da indirizzare a se
stessi un futuro più felice. Prima di ogni partita qualcuno scrive sul
MURO il pronostico della giornata, che è sempre a nostro favore.
Proclami bellici affollavano le pagine di quell´universo imperscrutabile che
è internet, una zona franca dove chiunque può inscenarsi condottiero
militare. Saddam Hussein annuncia che non basterebbero un milione di
uomini per espugnare Baghdad. Ho letto tifosi proclamare "Avellinesi,
l´Adriatico sarà la vostra Waterloo, la vostra corsa dovrà arrestarsi
dinnanzi all´armata biancazzurra" oppure "I napoletani non passeranno,
assorbiranno la meritata sconfitta e torneranno nelle loro città colerose ",
il tono degli interventi medi sui siti di tifosi è sempre questo. Ma a
metà di questo sciagurato pomeriggio, nulla lascia sperare di poter
risentire i toni trionfalistici usati su internet. La squadra sta perdendo
due a zero. Alla prima azione della partita la punta irpina Molino si è
bevuto in un sol bicchiere la difesa che l´anno passato era considerata
come impenetrabile. Marziano ha sbagliato il rilancio, l´attaccante ha
eluso Sbrizzo e Rossi ed è stato facile evitare Santarelli in uscita.
Nonostante una sobria pressione esercitata per quasi tutto il primo
tempo, al quarantaquattresimo gli ospiti hanno trovato il raddoppio. Ancora
una volta pasticcio in difesa, e stavolta il più lesto è stato
Brancolino, vecchia conoscenza dei tifosi teatini. In ogni guerra che si
rispetti il compito chiave spetta alle retroguardie,se vengono meno i soldati
dell´ultima fila, ancora prima di tentare di scardinare il nemico con
l´avanguardia, la guerra può considerarsi persa. Sbrizzo è a terra con
il volto contratto dall´incredulità. La guardia difensiva è stata
scardinata, il muro di cinta abbattuto. Il pubblico campano è andato in
visibilio. Dei quasi dodicimila spettatori presenti, quasi mila sono
biancoverdi. Il loro incitamento non è stato continuo, né imponente. Si sono
limitati a sporadici cori, anche se molto forti. Noi invece, anche nei
minuti tragici, abbiamo continuato il nostro sventolio di bandiere e
sciarpe, quasi per esorcizzare il potere devastante del risultato. Proprio
durante l´intervallo alcuni ultrà più anziani tentano di poter avere un
colloquio con i giocatori.
Nei momenti di disperazione come questo, la cosa che sempre mi chiedo
è: perché la gente investe questo enorme desiderio di controllo, di
magia causa - effetto, in un ambito in cui si sa di non aver affatto quel
controllo? Dopo aver passato una settimana in banca, in fabbrica, in
ufficio, perché non scelgo un passatempo dal quale potrò ricavare il
godimento di una rassicurazione garantita? I giochino al computer ,per
esempio. O l´imbottigliamento del vino.
O ancora: avendo scelto un passatempo così stressante, perché non mi
siedo passivamente e cerco di trarne i maggiori piaceri possibili?
La partita riprende e rieccomi in piedi a gridare "Iaconi fai entrare
questo cazzo! Togli quest´altro merda! Tornatene a Giulianova"
Colpiti, ma non affondati, noi della Nord proviamo a scatenarci con
amara determinazione. La regola è cantare alla faccia di tutto. Tento di
unirmi al coro ma non ci riesco.
"Restiamo in C" ha sentenziato un ragazzo dietro di me. "Facciamo la
fine del Foggia" ha aggiunto un altro. La paura di non salire in B, non
la paura di assistere a partite di livello meno basso e veder stadi più
piccoli...la vera posta in gioco è il pensiero tabù; E se la nostra
comunità sparisse? I tifosi biancazzurri diventerebbero sempre meno , si
moltiplicherebbero i club locali a sostegno di Milan e Juve. Nel momento
in cui cantiamo "se vinci, se perdi...prendo la sciarpa e verrò con te"
oppure "non vi lasceremo mai" che cosa stiamo tentando di fare se non
di esorcizzare l´atroce sospetto che forse non ci saremo affatto? Che
gli ultrà scompaiano inghiottiti nel mondo dei passatempi moderni dove il
calcio non significherà niente di più che un pomeriggio passato a
guardare pay Tv? Se non è una pressione culturale questa allora che cos´è?
Lo stadio è in una morsa di tensione quasi insopportabile. Marziano
sbaglia l´ennesimo passaggio. Questo è troppo. La gente delle tribune
comincia a d andarsene. E´ proprio quello che vogliamo esorcizzare. "Non
molleremo mai" gridiamo con quanta voce abbiamo in cuore. La partita
ruzzola verso la sua conclusione. I giocatori dell´Avellino ruzzolano a
terra tra guaiti di dolore fasullo, richiamando il medico della squadra
per ogni graffietto, mettendoci ore per piazzare il pallone per le
rimesse. Biancone, Bellè, Perra...Iaconi le sta provando tutte. La guerra
sembra vviarsi vesto una mesta sconfitta. Il popolo irpino è in festa. Le
loro truppe hanno risposto alla grande, il loro condottiero sarà
coperto d´alloro e il loro governo rivestito di elogi. E noi? La delusione è
indicibile. L´odio per la dirigenza è noto da anni. Sulla scarsa
abilità dello stratega non avevamo dubbi, ma stavolta siamo stati traditi 
dalle milizie, da color nei quali avevamo riposto il compito di onorare
la bandiera. La scena si sposta qualche decina di minuti più tardi fuori
dallo stadio. Asserragliamo tecnico e squadra negli spogliatoi.
"Mercenari infami, merde!" Le grida si accavallano, si susseguono tra di loro,
ma il senso è sempre l stesso. "Uscite a mezzanotte" urla qualcuno. Gli
avellinesi hanno vinto la guerra, hanno espugnato la nostra roccaforte,
hanno fatto razzia di punti ,hanno soddisfatto i loro interessi in
termini economici, sono in festa. Si spera che la loro azione ci abbia
liberato dal giogo di questa dirigenza. "Se ne devono andare tutti, se
Iaconi si dimette dobbiamo ringraziare l´Avellino". Aspettiamo un po´. Alla
contestazione partecipano tre distinte generazioni di fans: i più
anziani che borbottano da soli; i giovani feroci e acerbi; nel mezzo i più
rispettati di tutti, i capi del vecchio Rangers, ossia gli ultrà che
hanno fatto la storia del gruppo, che hanno seguito la squadra negli anni
d´oro, negli esodi di Bologna. Cinque di lorochiedono di andare a
parlare con la squadra, ne tornano ancora più arrabbiati di prima. Non si è
risolto nulla, Iaconi non c´era. Finalmente sono apparsi  i primi
giocatori. Accolti da grida che intimavano a vergognarsi. Per la prima volta
poi ho sentito dei pescaresi elogiare dei tifosi campani "se fossimo
stati a Salerno o ad Avellino gli avremmo già sparato addosso, la verità
è che siamo troppo buoni. Fossimo stati in Caloria gli avremmo già
distrutto le macchine" ha sbottato un tifoso. "Servirebbe secondo te?" Ho
chiesto. "Quanto meno mostrerebbero un po´ di rispetto in più per noi"
mi ha risposto. Poi mi è sembrato di vedere Santarelli alle prese con
alcuni tifosi. La situazione è degenerata. In Iraq i guerriglieri
resistono ancora. Alle 18,30 giunge voce che Iaconi sia riuscito a fuggire
nascosto i un´ambulanza. Alla fine non lo prendiamo mai. Scende la sera.
Il freddo entra nelle nostre membra provate dalla battaglia. Abbiamo
davvero perso la guerra. La rabbia lascia il posto alle riflessioni, un
calo fisico, un crollo dei singoli, mosse sbagliate del mister, quante
chiacchiere in tv. Me ne nutro.Il conflitto lampo annunciato da Bush
,secondo il TG, è diventato un conflitto lungo e ostico. Svegliandomi nel
cuore della notte ero tormentato dal dubbio: e noi, abbiamo davvero
perso la guerra?

 

 

 

 

ALESSANDRO 'IL PUNTO DELLA SITUAZIONE'

SPAZIO AUTOGESTITO

Pescara Avellino è stato qualcosa di già visto altre volte negli ultimi anni, solo in un contesto un po' diverso. Era l'anno che con De Canio sfiorammo una inaspettata promozione in A e perdemmo in casa con la Reggina, ci sono state poi le mille occasioni perse nell'anno della retrocessione in C, ci sono stati i play off dello scorso anno. Manchiamo gli appuntamenti importanti in maniera quasi cronica ormai. Ma se prima si è potuto parlare di errori, anche se gravi, o di impreparazione psicologica (ad affrontare un campionato per la salvezza) e a volte sfortuna, da un paio d'anni il lasciare spazio alle cosiddette grandi è diventata una pericolosa abitudine. Fino a qualche tempo fa sembrava logico prendersela con il bersagliatissimo Iaconi ma da questa domenica è diventato evidente che anche i giocatori, molti dei quali per l'età dovrebbero cominciare ad avere il carisma e l'autonomia di pensiero di un allenatore, sono dei fragili ragazzotti con scarsa volontà di correre dietro al pallone, di combattere contro avversari all'altezza e di desiderare la vittoria nei momenti decisivi. Se certo come al solito il Pescara non ha brillato per il gioco da un altro lato non è neanche stato messo male in campo e i gol subiti e le azioni pericolose sono venuti da numerosi corpo a corpo, uno contro uno persi, soprattutto dai nostri difensori. Tuttavia lo spettro di Iaconi si è rifatto puntualmente vivo nel momento che si è trattato di prendere l'iniziativa. E mi è dispiaciuto davvero molto quando all'ingresso delle squadre in campo non uno dei nostri ha alzato la testa verso la curva per guardare la coreografia realizzata dai direttivi. Se avessero letto il nostro "LOTTATE - CON RABBIA" chissà.. Forse sono stupidate ma in campo è questo il dialogo possibile tra noi ultras e i ragazzi. In questa maniera siamo stati invece ignorati ed essi stessi si sono privati della nostra carica. Squadra intera sotto processo quindi e polemiche in particolare intorno a quello che era Super Saul Santarelli che essendosi esposto, essendo cioè stato l'unico a farsi emotivamente coinvolgere (ma almeno avessero tutti gli altri questa senso di partecipazione) dal clima pesante che girava al termine della gara, si è preso un po' lo sfogo di tutta la tifoseria; proprio lui che nella sconfitta non ha accumulato nè demeriti nè meriti (incolpevole sulle azioni gol, quasi mai chiamato in causa per il resto). Il tutto è stato reso ancor più deludente dalle due ore di festa dei 4mila avellinesi in sud ed in effetti anche sugli spalti la gara è stata persa. Ci ritroviamo credo per la prima volta in questo campionato fuori dalle prime due posizioni, scavalcati addirittura dal Teramo, a cinque punti dalla capolista; un tale distacco ci fu già con il Martina e in due giornate si annullò, ma adesso la fine del campionato è più vicina e in testa c'è l'Avellino che certo è una compagine di tutt'altro spessore. Tuttavia possiamo ancora aspettare a mettere via le nostre speranze perchè l'Avellino dovrà affrontare nelle prossime giornate il Teramo e la Sambenedettese entrambi fuori casa e sarà difficile che non perda un po' di terreno. Allo stesso tempo per quel che riguarda noi abbiamo terminato (e per fortuna) scontri diretti e i derby ma adesso da qui alla fine c'è solo una cosa da fare per sperare ancora di andare in B evitando la roulette dei play off, ossia vincere quasi tutte le partite che rimangono da giocare. Siamo arrabbiati ma non abbiamo perso la fiducia in questa squadra, ma loro stavolta saranno pronti?